Soft Power intervista Angelo Deiana, Presidente di CONFASSOCIAZIONI


Angelo Deiana, Presidente di CONFASSOCIAZIONI e ANPIB, è considerato uno dei maggiori esperti di economia della conoscenza e dei servizi professionali in Italia. Manager di primari gruppi bancari nazionali e internazionali, docente universitario, è autore di numerose pubblicazioni in campo economico/finanziario, Fra le sue ultime opere, "Rilanciare l'Italia facendo cose semplici", GIacovelli Editori, "La rivoluzione perfetta", Mind Edizioni, “Il futuro delle associazioni professionali”, “Come fare soldi nei periodi di crisi”, “Il private insurance in pratica”, “Associazioni Professionali 2.0”, tutti pubblicati con il Gruppo 24 Ore. Attualmente, è CEO di Scudo Investimenti Sgr e Vice Presidente Auxilia Finance Spa.

Iniziamo da CONFASSOCIAZIONI, il soggetto di rappresentanza unitaria delle Federazioni, dei Coordinamenti, delle Associazioni, dei professionisti e delle imprese in Italia ed in Europa…

Avevamo 42 associazioni e 50mila iscritti quando siamo nati nel 2013 ed oggi siamo arrivati a 455 associazioni in rappresentanza di oltre 790mila professionisti, tra cui oltre 139mila imprese (4,7 dipendenti medi). Per accompagnare questa crescita quantitativa, abbiamo fatto importanti investimenti in capitale umano e ci siamo dotati di una struttura manageriale di altissima qualità, fatta di competenze e, soprattutto, di una spinta instancabile nel perseguire gli obiettivi che ci siamo dati.

Tutte azioni al servizio di un obiettivo ancora più grande e sfidante: fare le cose bene e farle per il nostro Paese, cercando di coniugare il valore dell’oggi con la spinta verso il domani. Un’operazione impegnativa perché, pur nella continuità degli obiettivi strategici (visione di lungo periodo, collaborazione e crescita costante), abbiamo mantenuto fermo la traccia genetica del nostro DNA: essere in grado di sostenere, in termini di competenze e relazioni, l’intera nostra rete. E’ il nostro principio fondante, quello della “staffetta”: correre con i primi senza dimenticare gli altri.

Giunto oggi alla sua seconda ristampa, il suo nuovo libro dal titolo “Rilanciare l’Italia facendo cose semplici”, per Giacovelli Editore, propone soluzioni semplici, pragmatiche e manageriali per i problemi del Paese. Quali sono le idee alla base di questo libro, scritto peraltro con il contributo della Confederazione che dirige?

E’ sostanzialmente un libro sul futuro del nostro Paese, un libro concreto e pragmatico, il cui tema strategico è semplice: per rilanciare l’Italia serve un nuovo orizzonte di cose da fare per ritrovare quello che abbiamo perso durante la crisi: il nostro pensiero felice. Il nostro è un Paese fortissimo, ma anche un Paese “Peter Pan”, un Paese narciso che vola, ma non vorrebbe mai crescere per non perdere quella creativa incoscienza che è insieme la sua forza e la sua debolezza. Un Paese che ha subito un trauma psicologico: i quasi 10 anni di crisi hanno fatto svanire il suo “pensiero felice” quello che, qualunque cosa succedesse, gli permetteva di volare proprio come Peter Pan”.

Ecco la sfida principale: offrire una visione pragmatica, manageriale e sintetica di alcuni fra i più semplici e immediati interventi utili a rilanciare il Paese e a trovare un senso durevole in un futuro in cui dovremmo essere quello che non siamo mai stati: azionisti e non obbligazionisti del Paese. Una vera e propria sfida di cambiamento. Una sfida complessa ma sincera. Investire e non chiedere. Donare e non ricattare. Essere e non avere.

Il libro tratteggia quindi un Paese in piena crisi d’identità, proponendo soluzioni rapide e semplici, potremmo quasi dire ‘salvavita’, per rimettere l’Italia sui ‘binari’ dello sviluppo…

E’ necessario pensare al tutto prima che alle parti, perché solo così anche le parti si salveranno e potranno risorgere e recuperare l’essenza storico strategica del nostro Paese: la leadership culturale. Altrimenti, cercando di salvare o favorire solo una parte, tutti saranno persi e il declino continuerà. Inesorabilmente.

Il successo straordinario di questo libro che ha esaurito la prima edizione talmente velocemente da riuscire quasi a stare dietro alle evoluzioni di un mondo che sta già passando da 4.0 a 5.0. Senza nemmeno passare dal via. Tanti i suoi protagonisti, tante persone di buona volontà, tanti “io” che hanno espresso la medesima volontà di diventare un “noi” per fare qualcosa di semplice e rilanciare la nostra Italia, un Paese straordinario, ma sempre troppo individualista.

Chi sono i destinatari del libro, ovvero quali categorie potrebbero mettere in pratica le ‘ricette’ proposte in “Rilanciare l’Italia facendo cose semplici”?

Sono necessarie generazioni di professionisti, manager, associazioni, imprese, lavoratori, giovani e altri che portino avanti, giorno dopo giorno, le proprie cause sul lavoro, nell’impresa, nella cultura, per la legalità e per i diritti e, soprattutto, nelle Istituzioni.

Da veri azionisti del Paese. Sappiamo quanto sia essenziale la competenza per “agire la complessità” ma mancano, sul palcoscenico di questa fase, persone in grado di renderla comprensibile a tutti. La maggior parte della gente è già schiacciata da milioni di compiti e decisioni e non ha tempo per la complessità. Il che non vuol dire che rinunci a capirla, ma che le serve qualcuno che gliela spieghi in modo semplice e rapido.

Ed ecco perché il mondo della semplicità, se si vuole volare verso l’obiettivo finale e atterrare sulla pista del futuro, non può che combattere un solo, unico nemico: l’eccesso di burocrazia, più o meno tecnocratica. Il vero nemico del nuovo orizzonte di semplicità e prosperità che dobbiamo perseguire e raggiungere è proprio chi gestisce in maniera “furba” la complessità.

Al di là della semplice constatazione dell’urgenza di rilanciare il nostro Paese, viste le condizioni in cui è ridotto, quali sono i nodi – a suo modo di vedere – da sciogliere per primi?

Mai come adesso, la nostra Italia è, o potrebbe essere, al centro del mondo globale e del mondo delle reti. Non bisogna attendere. E’ importante comprenderlo ed agire sapendo cosa fare e come farlo, al di là del pensare a se stessi ed ai propri egoismi. Nel nome della semplicità e dell’eliminazione del grande male, la burocrazia.

Ricordandoci sempre che il vero problema non sono mai le persone, ma gli snodi di sistema interpretati da soggetti che giustificano la propria esistenza attraverso l’eccesso di burocrazia. D’altra parte, quando la realtà è troppo complessa, la verità non può che essere semplice: è inutile comprendere tutte le variabili di un sistema a rete, dettagli importanti nello specifico ma inutili in senso generale.

Il segreto è uno solo: bisogna trovare l’essenza vera e comunicarla per ciò che è. Il tema è sempre lo stesso: comprendere la complessità e renderla pragmaticamente semplice perché l’unica e più importante moneta di scambio per il futuro è il tempo. Un tempo prezioso, quello di ciascuno di noi, che non va sprecato e va investito per il futuro nostro e dei nostri figli.

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