Soft Power intervista Davide Maniscalco, avvocato esperto in materia di cybersecurity


Avvocato Cassazionista, con formazione giuridico-aziendale, ha consolidato la propria esperienza professionale prevalentemente nel settore dei carburanti e delle energie.
Nel corso dell’esperienza professionale ha approfondito il rapporto tra diritto e tecnologie della società dell’informazione ed ha poi rivolto particolare attenzione alle materie della information security, acquisendo competenze trasversali in informatica giuridica, governance digitale, cybersecurity e business continuity (CFCP).

E’ attualmente executive partner e security manager dell’Istituto Internazionale di Ricerca Sviluppo ReS On Network di Londra, socio della start up innovativa BIoTAI, co-founder partner ed of counsel del Dipartimento di Business Innovation Development dello Studio Viola.

Inoltre è partner ed autore della rubrica cyber del magazine specialistico on line Ofcs.report, focalizzato sui temi di analisi di difesa, monitoraggio e sicurezza nazionale.
Referente territoriale e membro del comitato scientifico di vari enti esponenziali tra i quali Democrazia nelle Regole, EvoDigitale, FuturLab, Anorc Professioni, Manageritalia, Confcommercio Professioni, MicroLab e Network professionali quali il D&L Net dello Studio Legale Lisi, CryptoAvvocato e Geeks Academy Europe.

Qual è lo stato della normativa europea sulla sicurezza cibernetica?

L’Europa negli ultimi anni ha svolto un importante lavoro nel disegnare un framework normativo che, a tendere, realizzerà un mercato unico digitale proteso a polarizzare sempre più la fiducia e la sicurezza degli utenti digitali.

Dall’introduzione della Direttiva Europea NIS sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, passando per il Regolamento sulla protezione dei dati personali (GDPR) fino alla security by design, fortemente voluta dal Legislatore Europeo nel Cybersecurity Act, il Regolamento Europeo sulla sicurezza informatica entrato in vigore lo scorso 27 giugno, si è creato un sistema virtuoso di norme che hanno delineato il perimetro di sicurezza europeo del cosiddetto “quinto dominio” ovvero dello spazio cibernetico.

Il nostro Paese ha recepito la Direttiva NIS e si è anche dotato di importanti linee guida per la gestione del rischio cibernetico e la prevenzione e mitigazione degli incidenti che hanno un impatto rilevante sulla continuità e sulla fornitura dei servizi essenziali.

Si discute spesso di reti 5G, può spiegarci quali sono i vantaggi di questa tecnologia?

Anche le Reti 5G costituiranno fattore di importante sviluppo dell’economia digitale.
Il Governo ne ha più volte rappresentato gli illimitati vantaggi e, al tempo stesso, ha evidenziato un delicato tema di sicurezza nazionale legato all'acquisto da fornitori Extra UE, di beni o servizi relativi alla progettazione, alla realizzazione, alla manutenzione e alla gestione delle reti inerenti ovvero l'acquisizione di componenti ad alta intensità tecnologica.

Non a caso, uno dei primi atti del nuovo Governo Giallo-Rosso è stato proprio l’esercizio dei poteri speciali previsti dalla suddetta normativa.

Lo scorso 12 luglio è infatti entrato in vigore il Decreto-Legge sulle modifiche urgenti in materia di “golden power” e, poco dopo, il Governo ha approvato il DDL in materia di perimetro di sicurezza nazionale cibernetica che assicurerà, in modo più organico e strutturato, un elevato livello di sicurezza delle reti, dei sistemi informativi e dei servizi informatici delle amministrazioni pubbliche, degli enti e degli operatori nazionali, pubblici e privati, da cui dipende una funzione essenziale dello Stato, dal cui malfunzionamento o interruzione, anche parziali, ovvero utilizzo improprio, possa derivare un pregiudizio per la sicurezza nazionale.

Dunque, anche la disciplina sul golden power nel 5G troverà allocazione nel DDL sulla cybersecurity. Quali saranno le ulteriori evoluzioni del mondo delle tecnologie digitali?

Non vi è alcun dubbio che le reti 5G, come ultima generazione, consentiranno una connettività ben superiore in termini qualitativi rispetto ai livelli attuali e, conseguentemente determineranno concrete condizioni per una nuova era dell’internet, unitamente ad uno sviluppo esponenziale delle nuove tecnologie digitali, specialmente AI, con le sue vari declinazioni tecniche, che saranno più velocemente fruibili attraverso l’iperconnettività.

A questo si aggiungerà la crescita delle connessioni sempre più eterogenee di devices che caratterizzeranno l’IoT di prossima generazione, fonte di una mole ancora più significativa di Big Data destrutturati che per la loro strutturazione e d aggregazione necessiteranno di una maggiore potenza di calcolo assicurata dallo sviluppo di supercalcolatori.

Non vi è dubbio, insomma, che le reti 5G ci porteranno, a tendere, verso una ulteriore fase di evoluzione tecnologica che si rivelerà strategica in molti settori chiave della nuova economia digitale “data driven” dall’automotive alla e-mobility alla infrastrutture smart ed alla e-health fino ad arrivare al climate-change.

Per questo, sarà fondamentale una governance europea del cambiamento che tenga conto sia degli investimenti in infrastrutture sia di comuni misure di mitigazione del rischio adottate in modo coordinato dagli Stati membri, in quella auspicabile e strategica collaborazione pubblico-privato introdotta dalla Direttiva NIS e resa oggi ancora più opportuna per favorire gli investimenti funzionali all'ecosistema digitale.

Che ruolo giocherà il nostro Paese?

E’ molto importante crescere in cultura digitale per colmare lo skill gap che ancora penalizza il nostro Paese. Incoraggianti e certamente sfidanti a tal riguardo le dichiarazioni del nostro Premier nella parte in cui vuole trasformare l’Italia in una “smart Nation”. Ci sarà tanto da lavorare perché il nostro Paese mantiene la terz’ultima posizione nel ranking dei paesi europei più evoluti sui temi del digitale.
Anche qui il volano Europeo rappresenta una grande opportunità, soprattutto in riferimento alla programmazione sulla misura digital Europe 2021-2027.

La recente istituzione del Dipartimento per la trasformazione digitale è di buon auspicio e, auspico la concretezza sul delicato tema della Governance.
Non c’è dubbio che la vera trasformazione debba passare per un sincero cambio del paradigma culturale.

E per questo, è importante cominciare dai banchi di scuola per favorire lo sviluppo dell’apprendimento delle tecnologie digitale e dei concetti di identità digitale e media education.
Accolgo con molto favore la Legge sull’introduzione dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica recentemente pubblicata in Gazzetta Ufficiale che ho personalmente sostenuto nell’ambito degli scopi e delle attività dell’associazione Democrazia nelle Regole.

Temi come fake news, comunicazione digitale, cittadinanza digitale, protezione dei dati personali, uso ed interazione con le tecnologie digitali e cyberbullismo devono essere insegnati ai più giovani per contribuire allo sviluppo delle loro personalità ed abilità nel nuovo ecosistema digitale al fine di renderli abili e consapevoli delle potenzialità, dei connessi rischi e dei possibili e consapevoli approcci.

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