Soft Power intervista Lelio Alfonso, managing partner di Comin & Partners a Milano


Laureato in Scienze Politiche all’Università di Genova, Lelio Alfonso, ha iniziato la sua carriera come giornalista, prima al Corriere Mercantile, quindi alla Gazzetta di Parma, di cui è stato vicedirettore dal 1997 al 2005. E’ stato direttore generale alla Presidenza del Consiglio per la comunicazione istituzionale e internazionale e successivamente senior advisor e consulente di numerose realtà italiane, società pubbliche e private (tra cui Eni, Agi, Rai, Cnf). E’ stato anche direttore dei public affairs e delle relazioni esterne di RCS Mediagroup dal 2010 e fino al 2013. E’ senior advisor per le media relations di Esselunga dal 2014. Docente universitario, saggista ha curato vari volumi dedicati all’economia, alle relazioni istituzionali e alla politica, ambito per il quale ha seguito campagne elettorali e strategie di comunicazione.

Oggi, nella sua veste di Managing Partner della società di consulenza strategica Comin & Partners, ala guida della sede milanese, offre agli importanti clienti dell’agenzia la sua grande esperienza nel campo della comunicazione, delle relazioni istituzionali e dei rapporti con i media.

Iniziamo dalla grande novità di questi giorni, l’inaugurazione della sede milanese della Comin & Partners. Una grande sfida per la società ed una grande responsabilità per lei che è stato chiamato a dirigerne le operazioni meneghine… Con quale spirito affronta questa esperienza?

E’ un piacere tornare a lavorare stabilmente a Milano, una capitale d’Europa che conosce il proprio valore, ma che forse può sviluppare altri asset di competenza e visibilità oltre a quelli che già la contraddistinguono. In città e anche in altri centri del Nord abbiamo già numerosi clienti, ma chiaramente un hub “ufficiale” ci permetterà di seguire ancora meglio i nostri “partner” (amiamo definirli così, perché con loro si crea un rapporto spesso quasi simbiotico) e di avvicinarne di nuovi.

Il dualismo Roma-Milano, con la Capitale centro del potere istituzionale e Milano sede del potere economico-finanziario, è un luogo comune o può rappresentare ancora oggi una chiave per interpretare il ‘dove è meglio fare cosa’ nel nostro Paese?

Una delle ragioni che ci ha spinti ad aprire l’ufficio di Milano è proprio legato a questo supposto dualismo. Aggiungere all’Italia dei mille campanili quella delle due capitali non avrebbe senso. Roma rappresenta l’unità del Paese e il fulcro delle sue istituzioni, Milano è il motore economico e finanziario di una potenza mondiale che non deve guardare agli altri Paesi con timore o disagio. Le competenze di C&P permettono di integrare il pubblico e il privato, le regole e le opportunità, il presente e il futuro. E, mi creda, non è solo un ragionamento che vale per la nostra professione, ma dovrebbe essere alla base del sentire comune in ogni settore.

Comin & Partners è entrata nel mercato della consulenza strategica nel campo della comunicazione e delle relazioni istituzionali da soli 5 anni ma ha già consolidato una posizione di tutto rispetto ed è in costante crescita. A parte la competenza e l’esperienza dei partner evidentemente c’è una marcia in più… Ci svela qualche segreto in proposito?

Gianluca Comin, forte della sue pluridecennale esperienza manageriale, ha avuto una intuizione che non a caso altri provano ad imitare: guardare al mondo della comunicazione in modo ampio e alto. Non si può immaginare una strategia reputazionale senza considerare, oltre alla classica rassegna stampa del giorno dopo, il flusso in tempo reale del digitale. Così come è inimmaginabile una azione di lobby legata solo all’interesse particolare, priva di quella visione di advocacy che vada a beneficio anche della collettività. La marcia in più? Cinque partner di lunga esperienza come Elena Di Giovanni, Gianluca Giansante e Federico Fabretti e una trentina di consultant, senior e junior, versatili e proattivi. Diciamo che siamo una squadra da Champions.

Qual è oggi il cavallo di battaglia della vostra società, il servizio che vi richiedono di più e per i quali siete più riconoscibili?

La crisis communication è, purtroppo verrebbe da dire, una occasione di lavoro quotidiana. Siamo spesso chiamati a gestire difficoltà aziendali, eventi drammatici, reputazioni in bilico. Anche in questo caso conta l’esperienza. Pensare di affrontare una crisi solo con l’obiettivo che sui media se ne parli il meno possibile è sbagliato e ingannevole anche per il cliente. Serve un’analisi attenta del contesto, la valutazione degli scenari e un accompagnamento costante da parte di un team ormai consolidato ed esperto. Anche in questo caso pensiamo di proporre un metodo nuovo perché per ogni cliente almeno uno dei partner partecipa fattivamente alla gestione del dossier. Infonde sicurezza e tranquillità da un lato e garantisce anche ai più giovani del team di formarsi sul campo.

Come cambia la comunicazione politica nell’era dei big-data e dell’IA?

Rapidità e numero di informazioni sono gli asset su cui poggia oggi tutta la comunicazione, non solo quella politica. E’ chiaro che avere a disposizione milioni di elementi in pochi secondi chiama a un lavoro non comune di analisi, valutazione e strategia. Ma allo stesso modo queste opportunità sollevano il tema etico – oltre che legale - della gestione dei dati, un utilizzo mirato ma non aggressivo, l’esigenza di individuare il target senza per questo considerare l’opinione pubblica un parco buoi da ammansire o ingannare.

La Comunicazione nella politica ha da sempre un ruolo centrale, negli ultimi tempi però sta forse assumendo i toni della propaganda, almeno nel nostro Paese. Quanto lontani si va quando la forma non è accompagnata dalla sostanza?

Forse nel breve periodo si possono anche compiere accelerazioni impressionanti verso il consenso e la mobilitazione degli animi, ma senza i fondamentali della politica, ovvero proposta, metodo e persone, il rischio del fuoco di paglia è elevato. Il tema non riguarda solo l’Italia, ma è globale. La propaganda affonda le radici nei secoli, oggi si abbevera a nuove fonti, tanto affascinanti quanto pericolose.

Una cosa che consiglierebbe ed una che sconsiglierebbe a chi intendesse lanciare oggi una campagna di comunicazione politica?

Le campagne elettorali sono una diversa dall’altra, per dimensioni, contesti e tempi. Riuscire a sintetizzare in modo comprensibile una proposta seria è molto più di una promessa. Gli slogan sono importanti, lo abbiamo visto, ma i like su facebook impiegano un istante a essere rimossi. Quindi, mai bearsi del numero di follower, specie se piovuti grazie a campagne di sponsorizzazione.

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