Soft Power intervista Severina Bergamo, Consigliere Delegato di Confassociazioni per lo Sviluppo della Rete


Severina Bergamo, nata a Carmiano provincia di Lecce e residente a Bari da 33 anni. Dal 1981 al 2002 è stata docente di materie tecnologiche e grafiche a Lecce e poi a Bari. Dal 2002 si trasferisce presso il Centro per l’Impiego di Adelfia (Ba) e attualmente a Bari con le mansioni di orientamento al lavoro, selezione del personale e incrocio domanda offerta. Da novembre 2014 è fondatrice e presidente di un’associazione socioculturale, denominata il Vaso di Pandora. che ad oggi conta oltre 150 eventi culturali a carattere nazionale, ludici e di solidarietà. Da aprile 2019 è stata nominata dal presidente nazionale Confassociazioni Angelo Deiana, consigliera di presidenza con delega allo sviluppo della rete. Sicuramente la sua spiccata propensione è l’attenzione e ascolto del prossimo, soprattutto del più debole. Nel corso della sua attività ha collocato a tempo indeterminato oltre 120 disoccupati. Da ragazza seguiva le pratiche dei lavoratori associati alle Acli e successivamente titolare del patronato Acai Uspas. A 20 anni faceva parte del Consiglio di presidenza delle Acli di Lecce.

Ci parli dell'esperienza, nel campo delle relazioni istituzionali, tra quelle che hanno caratterizzato la sua vita lavorativa, che più le sta a cuore...

La mia grande mamma (morta prematuramente) da bambina mi mandava con la bicicletta a portare da mangiare e imparavo da lei ad essere vicina alle necessità delle persone sole e povere del paese. Ho rivolto questa attenzione anche al di là dei nostri immediati contesti, e ho raccolto fondi per il Burundi sostenuta da un volontario odontoiatra di Adelfia, oltre a diverse raccolte di farmaci. Nel frattempo avendo molte amicizie e avendo una buona predisposizione alle relazioni umane ho deciso di fondare un’associazione dando vita a il Vaso di Pandora.

Dietro le Istituzioni ci sono persone e le Reti: infatti, una fitta ricerca, selezione e contatti con aziende dell’interland barese mi ha permesso di collocare personale ex CCR (Case di cura Riunite, personale medico e paramedico). L’ incarico avuto dalla Regione Puglia mi ha permesso di avvicinarmi ad aziende "amiche" che mi hanno sostenuta nelle iniziative di solidarietà dell'associazione.

A Pasqua 2015 con 8 telefonate mirate ad aziende alimentari, ho organizzato un pranzo di Pasqua presso il salone Verdi della Fiera del Levante di Bari per 400 senza tetto e poi le conseguenti raccolta direttamente dalle aziende e distribuzione alimentare a favore di 110 famiglie indigenti di Bari e provincia segnalate dalle parrocchie dei diversi quartieri e dalla Caritas.

Quali fattori hanno portato al successo la sua associazione?

Penso che la chiave o successo sia dovuto alle azioni concrete condotte con serietà e trasparenza. Penso che alla base di tutto ci sia la credibilità unitamente all’ onestà.

Credo che lo sport mi ha motivato ed entusiasmato a fare sempre di più e soprattutto fare ciò che penso difficile da fare. Ai giovani consiglio di essere coraggiosi e tenaci nel perseguire il loro obiettivo e non mollare mai. La forza di volontà ti fa raggiungere ciò che desideriamo è la vera spinta per raggiungere lo scopo. Non importa il percorso che intraprendi è importante raggiungere l’obiettivo.

Cosa consiglierebbe ad un giovane neolaureato, che si appresta ad entrare nel mondo del lavoro?

Entrare nel mondo del lavoro per un giovane non è facile ma non è impossibile.
I mutamenti del mondo del lavoro sono molteplici e velocissimi. La laurea è sicuramente un punto di partenza e non di arrivo, pertanto credo che sia necessario predisporre un buon curriculum personalizzato, purchè sia breve, chiaro ed esaustivo.

  • Informarsi sulle professionalità emergenti considerando le proprie inclinazioni professionali.
  • Valorizzare e migliorare le proprie caratteristiche personali (soft skills), perché saranno quelle a fare la differenza.
  • Non scoraggiarsi, capire i punti di forza, in relazione alle possibilità offerte dal mercato del lavoro.

Per esperienza aggiungo che ciò che manca nei giovani non sono i titoli di studio ma le capacità personali in termini di determinazione, tenacia e spinta motivazionale per ciò che si vuole intraprendere. Occorrono competenze extra scolastiche e voglia di mettersi in gioco.

I ragazzi e non solo dovranno adattarsi ad evolvere costantemente le proprie competenze perché la carriera si fa meno “fissa” e sempre più mobile; bisogna continuare a imparare e a conoscere per adattarsi al mondo del lavoro. Per fare questo con facilità bisogna lavorare soprattutto con l’empatia.

Si dice che le crisi, in questo caso quella economica, nascondono sempre delle opportunità di cambiamento. Intravede qualche opportunità da cogliere nell'attuale contesto italiano?

Il contesto italiano è ricco di risorse siamo un popolo di veri innovatori e possiamo ritenerci eccellenze in moltissimi settori. Dobbiamo recuperare la certezza e la convinzione che “fatto in Italia” sia sinonimo di eccellenza. La sfida dei prossimi anni punta sulla formazione, sulle competenze e sul concetto di rete.

Bisogna favorire l’inserimento lavorativo e la valorizzazione professionale degli individui, in coerenza con la domanda di qualificazione delle imprese e delle organizzazioni, perseguire quello del benessere delle persone, dei gruppi, delle comunità, attraverso strategie di attivazione, promozione e mobilitazione delle risorse locali, secondo gli orientamenti che provengono dal mercato.
Sostenere le imprese con reti di collaborazioni, di convenzioni e di protocolli d’intesa con Enti Locali ed Associazioni di Categoria, che gravitano nel campo della formazione. Tutto ciò consente di soddisfare le esigenze del mondo imprenditoriale e dei loro dipendenti in un ottica di miglioramento continuo.

Tale rete di rapporti permette di offrire ai giovani disoccupati l’opportunità di costruirsi un profilo professionale utile all’inserimento lavorativo sulla base delle richieste del mondo produttivo.

Su quali settori, in espansione attuale o futura, consiglierebbe di puntare?

Sicuramente la sfida del futuro è ciò che chiamiamo le “crisi emergenti”: gli stranieri, gli anziani, le famiglie.

Bisogna puntare sul terzo settore e far incontrare il mondo del lavoro con i bisogni emergenti sostenendo progetti lavorativi nel campo sanitario, educativo, ricreativo e del benessere delle persone.

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