Incertezze e rischi saranno ancora protagonisti nell’economia della terza decade del XXI secolo


La percezione, avvertita da molti, è ormai un dato acclarato: ovvero che nel decennio 2010-2019 (appena terminato) siamo stati anche involontariamente protagonisti, o semplicemente spettatori, di cambiamenti epocali susseguitisi in maniera rapida, veloce, che non ci hanno dato nemmeno il tempo di metabolizzarli.

In particolare, negli ultimi quattro-cinque anni, siamo stati travolti e avvolti dall’utilizzo di tecnologie sempre più sofisticate, direi talvolta un po’ anche invasive, che hanno radicalmente trasformato non solo il nostro modo di vivere, le nostre giornate, ma anche il modo di relazionarci.

Al punto tale che, chi non si è adeguato, è stato automaticamente tagliato fuori. Lo diciamo in tanti, anche con un pizzico di nostalgia e ricordando tempi passati migliori, dove tutto era più facile, alla mano, meno complicato. Diventato un mantra soprattutto per gli anziani: gli ottantenni, ma forse anche per una fascia di settantenni di oggi.

Classe anagrafica dove, per varie ragioni e fatte sempre le dovute eccezioni, difficilmente si è riusciti a produrre processi di alfabetizzazione al nuovo, tanta è stata dirompente la metamorfosi, difficilmente assimilabile. Per di più, trasformazione arrivata con modalità, metaforicamente parlando, non tanto differenti da quelle valanghe in origine di modesta entità in vetta, ma che scendendo ed ingrossandosi a valle, tutto travolgono, devastano e sommergono nel proprio percorso.

Ci si attendeva tutto questo ad inizio del XXI secolo o, meglio, quando molta letteratura fantascientifica (piuttosto che scientifica) del Novecento (con qualche retrodatazione e coda di ottocentesca memoria) prevedeva che tutto ciò dovesse scoccare, come per incanto, il primo giorno del 2000: un vero e proprio big bang. Invece, abbiamo dovuto attendere ancora qualche decennio. Ma cosa accadrà da oggi in avanti. E quali saranno gli impatti sui sistemi economici mondiali, aspetti spesso trascurati, tanta è l’attenzione prevaricante quasi ed unicamente sugli aspetti innovativi.

In verità, in qua e in là, si cominciano a leggere analisi che provano a disegnare futuri scenari. Ma tanta è la repentinità degli eventi, da farli apparire spesso già vecchi sul nascere, se non addirittura superati. Ma, quello che maggiormente sorprende in tante valutazioni, è quasi sempre la disamina avanguardistica e irreversibile, allo stesso tempo, degli anni a venire che ci attendono.

Però quasi mai mettendo, non dico in calcolo, ma almeno in preventivo, rischi ed incertezze che contestualmente portano in sé. Inevitabilmente. Fare come gli struzzi che mettono la testa sotto la sabbia alla prima avvisaglia di pericolo, può essere abbastanza preoccupante. Non tenerne affatto conto, o sottovalutando, ancora peggio.

Perché l’incertezza, in economia, correlata a processi tecnologici che magari non ben si comprendono, comporta insicurezza, indeterminazione, nel peggiore dei casi difficoltà ed errori. Lo vediamo, spesso e volentieri, nello sviluppo ed applicazione di algoritmi, come nello studio di dati attuariali e statistici. Il rischio non ponderato, già di per sé è foriero di pericolo, emergenza, insidia, minaccia, danno.

Non è un caso, infatti, osservare come in questi anni anche la cultura del risk management è profondamente cambiata, direi mutata nei fondamentali. Da disciplina complementare ed accessoria in supporto ai mercati ed operatori finanziari, è diventata una bussola attraverso cui si maturano e prendono decisioni, dove si incardinano strategie e scelte operative.

Di fronte a tali situazioni, spesso è più facile mettere in atto condotte di attesa, di aspettativa. Vedere cosa fanno e cosa succede ad altri. Chi perirà o chi sopravvivrà agli eventi. La fiducia o la non fiducia riposta nell’agire o nel non agire nei confronti e nel sostenere attività imprenditoriali e finanziarie ritengo diventeranno ancora di più elementi caratterizzanti e vincolanti del terzo decennio del XXI secolo.

E, se il primo, è stato caratterizzato dall’esuberanza tipica dei cambi di secolo, il secondo (appena concluso) paragonabile ad una grande prova generale, il terzo e dove siamo entrati da qualche giorno, sarà quello dove si comincerà a giocare la vera partita pur fra mille incertezze e rischi. Vincerà o, piuttosto, raggiungerà obiettivi e risultati significativi solo chi avrà ben chiaro questo schema di gioco. Forza e coraggio!

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