Lydia Shapirer Presidente della comunità ebraica di Napoli



Lei dice che esistono svariate forme di antisemitismo che andrebbero singolarmente analizzate ed affrontate. Quale di queste ritiene che sia la più pervicace e pericolosa ?

L’antisemitismo, con i suoi oltre duemila anni di storia, è diventato un vero e proprio “luogo” dell’inconscio collettivo dell’umanità nel quale però si gioca realmente la nostra possibilità/capacità di apertura all’altro e alle differenze, piuttosto che la chiusura nel pregiudizio e nell’intolleranza. Comprenderà pertanto come non abbia senso definire una forma di antisemitismo “più pericolosa” di un’altra, perché, alla base, rimane sempre l’Ebreo, il “Nemico Innocente” quello che deve subire le conseguenze di quelle zone d’ombra dell’inconscio collettivo nelle quali si annida un coacervo di miti e menzogne. Per combattere l’antisemitismo, si deve innanzitutto combattere ogni forma di odio, tenendo fermamente presente che nessun essere umano può essere avulso dalla sua specifica “storia” soggettiva e dai suoi tratti di comune umanità, per essere categorizzato e ridotto a “simbolo” o a “oggetto”.

Che significato hanno per voi le pietre d’inciampo, e come intendete celebrare la loro posa per la prima volta nella nostra città ?

Come già le ho detto le pietre di inciampo sono simboli di grande importanza e, attraverso di esse noi vogliamo onorare la memoria dei nomi delle vittime innocenti che rappresentano, tenendo sempre presente che “ una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome” come dice il Talmud. A noi non interessa che qualcuno cerchi di “compensare” la diffusione dell’antisemitismo di fondo con un filosemitismo di facciata, partecipando alla posa di qualche pietra di inciampo. Non conta l’omaggio una tantum, più o meno sentito, del quale, un attimo dopo ci si è già dimenticati. Ci interessa invece la politica culturale della memoria e del rispetto, e per questo il prossimo 30 gennaio organizzeremo una “nostra” cerimonia nella quale cercheremo di riportare alla luce le figure delle povere vittime, nella loro individuale umanità, così violentemente rapita e annullata, cercando di condividerle con tutta la nostra Comunità, strettamente unita ad ampie porzioni della Società Civile e di Giovani della nostra città, che ci hanno sentitamente chiesto di unirsi a noi.

Alla  cerimonia chi pensate di invitare?

Noi non abbiamo specificamente “invitato” nessuno. Abbiamo comunicato il nostro evento, e, con molto piacere, abbiamo constatato la adesione spontanea di moltissime persone.

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