Il fattore umano nasce prima dell’innovazione tecnologica


Articolo del Dott. Giuseppe Pino, Pino Management & Partners

Non è sempre facile andare controcorrente. Ma chi lo fa spesso coglie le migliori opportunità. Parto da qui: non sono le tecnologie a farci raggiungere i migliori obiettivi o rendere vincente un business, quanto piuttosto saper valorizzare e premiare risorse umane dell’organizzazione che si governa. Mettendo a fattore comune esperienze e capacità, traendo da ogni persona (professionalità) il meglio in funzione di crescita e sviluppo aziendale. Detta così sembra facile.

Per poi inevitabilmente scontrarci con tematiche ed aspetti che hanno relegato in secondo piano (ingiustamente e con superficialità) elementi che un tempo erano ritenuti non solo strategici, ma insindacabile priorità. Ovvero il fattore umano, prima di tutto e prima di ogni cosa.

Il focus di ogni attività imprenditoriale. Più importante, eticamente, anche degli affari che dobbiamo realizzare. Nel bene (quando le cose vanno bene) e nel male (quando le cose vanno meno bene). Non è un caso che, spesso, aziende e organizzazioni datoriali si sfaldano anche per una cattiva gestione del personale e delle maestranze. Magari anche a fronte di incomprensioni e protagonismi. Soprattutto ai vertici per mancanza di collegialità, se non ricercarla un istante dopo il guaio causato e tentare di ricomporla quando i “buoi sono già scappati dal recinto”.

Sempre più, vediamo aziende arrovellarsi ed avvilupparsi (talvolta anche in maniera patetica) su temi come: innovazione, tecnologia, intelligenza artificiale, big data, quali unici argomenti deputati a formulare scelte intrinseche ed estrinseche alla gestione corrente e futura di risorse umane. Anche qui: talvolta (poche) nel bene, sovente (troppe) nel male. Foglia di fico per coprire (giustificare) impossibilità di riqualificazione, tagli, esodi. Impresa 4.0 parrebbe essere diventata il parafulmine di un passaggio epocale altrimenti non giustificabile. Con una sorprendente facilità, si fanno scivolare nell’oblio dinamiche e comportamenti afferenti a selezione e formazione del capitale umano. Elemento qualitativo e distintivo di ogni impresa rispetto ad un’altra.

Questo è il vero problema. Non sta scritto in nessun manuale che il fattore tecnologico debba venir prima di quello umano. Fatto non solo di competenze (che le “macchine”, anche quelle più sofisticate, non possiedono), quanto di intuizioni dove nessun algoritmo può arrivare. Credere al contrario, già di per sé, significa ammettere ed accettare dei limiti. Illuso chi pensa l’opposto, forse un po’ anche in malafede. Cartina di tornasole? Osservare da vicino le mutazioni, quasi genetiche, che affrontano quotidianamente le PMI.

Lo scenario è in profonda evoluzione e trasformazione. Non ci sono ricette predefinite e uguali per tutti, ogni realtà è sempre un unicum, non comparabile. Ma, che dir si voglia, chi implementa investimenti anche in capitale umano, conserva più probabilità di far rimanere in buona salute gestionale e finanziaria l’azienda. Con indicatori economici che tengono. Sarà, forse, anche per un principio solidaristico, fiduciario e senso di appartenenza che un collaboratore o un dipendente può sempre dare ad un imprenditore, anche nel momento delle difficoltà. Un macchinario sicuramente no.

In modo particolare nelle piccole aziende, che sono un po’ come delle famiglie allargate. Il capitale umano conserva un periodo di ammortamento più lungo e, paradossalmente, con una migliore tenuta del valore iniziale. Anzi: in taluni casi si rivaluta e, l’imprenditore, deve stare pure attento che non diventi appetibile alla concorrenza. Un macchinario, anche quello tecnologicamente più all’avanguardia, nel tempo può solo svalutarsi, deprezzarsi, alla fine si aliena.

Viviamo un tempo intriso di trasformazioni tanto fluide quanto repentine. Accadimenti imprevedibili e dirimenti caratterizzati da cicli produttivi con impatti sociali non da meno. Nonostante ciò il capitale umano continua a preservare il suo “data base” originale, quello dove sono archiviati competenze e skills primordiali delle professionalità che ciascuno di noi, nel tempo, ha acquisito, elaborato e sedimentato.

Dove i “files” del nostro sapere possono essere riaggiornati, riadattati e riconvertiti per far fronte all’occorrenza a nuove necessità alimentando e ampliando un bagaglio di expertise. Non sarà pertanto l’innovazione a distruggere posti di lavoro e occupazione. Facile pretesto ed alibi dove spesso ci rifugiamo. Quanto invece la volontà di non rimettere al centro delle politiche imprenditoriali il capitale umano. Da sempre l’unico ed insostituibile asset aziendale capace di fare la differenza!

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