Il sociologo Pira (Unime): “La fase 2 e le tre paure: contagio, povertà e come diventeremo”


Professore Pira in questi giorni in tanti ci siamo chiesti come siamo stati, come saremo e come diventeremo. Quale è il punto di vista di un sociologo?

Ho letto quanto ha dichiarato a Le Figaro, Bill Gates, uno degli uomini più ricchi del mondo che sta investendo, tramite la sua Fondazione, in ricerca per il vaccino per fermare il virus killer. Ho anche ascoltato quello che aveva previsto nel 2015. Ha ragione quando afferma che Covid 19 è un dramma enorme e che non torneremo alla normalità prima di uno o due anni. E per farlo occorre utilizzare un sistema basato su test e tracciamenti per individuare in fretta i focolai d'infezione e soffocarli. Nonostante questo, e condivido in pieno, non torneremo a una vita normale, perché tutti avremo grande timore di essere contagiati e cambieremo le nostre abitudini".

Lei ha criticato il fatto che la scienza sembra non aver dato velocemente risposte adeguate…

Ci siamo chiesti perché il Comitato Scientifico nominato dal Governo per affrontare prima l’epidemia e poi la pandemia ha dato delle risposte che sembravano, sebbene le uniche possibili, poco scientifiche. Ad esempio: lavatevi spesso le mani. Nel nostro immaginario il lavarsi le mani ha sempre assunto un significato particolare. E’ da poco passata la Pasqua e anche la Passione di Cristo e tra i personaggi evocati c’è Ponzio Pilato. Da sempre tutti noi abbiamo pensato come lavarsi le mani cancella i nostri sensi di colpa, oppure può dare significato ad una decisione che abbiamo preso di cui non eravamo totalmente convinti. Ponzio Pilato, decise di far crocefiggere Gesù, lavandosi le mani, nel senso che chiese al popolo se volevano salvare Gesù o l’assassino Barabba, e il popolo scelse di continuare a far vivere quest’ultimo. Di recente un team di psicologi dell’Università del Michigan, ha avviato un progetto monitorando il comportamento di un gruppo di 40 studenti, a cui era stato chiesto di scegliere fra un cd o un vasetto di marmellata e di lavarsi le mani subito dopo la decisione presa. Tutti i partecipanti al test non sapevano quale era lo scopo dell’esperimento. Però tutti quelli che avevano provveduto al lavaggio delle mani sembravano molto più sereni della scelta fatta rispetto agli altri. In questa emergenza coronavirus ci hanno spiegato che lavarsi le mani costantemente era un modo efficace per non beccare Covid 19. Gli spot televisivi ci hanno bombardato e ci continuano a bombardare su questo punto. E persino Pilato è stato vittima di numerose vignette o montaggi in cui veniva raffigurato come l’unico eroe che si sarebbe salvato dal virus killer. Gli scienziati ci hanno ripetuto fino allo sfinimento che Covid 19 è un nemico invisibile di una guerra impossibile. Che il vaccino è lontano e quindi stare a distanza, starnutire sul gomito e mettere le introvabili mascherine è fondamentale. Che sarebbero morti tanti anziani e che i bambini erano al sicuro. Ci aspettavamo altro visto che il Governo si è affidato al Comitato Scientifico per decisioni politiche. Anche se a questo non tutti ci credono.

La tecnologia sembra aver dato delle risposte molto efficaci…

L’emergenza Coronavirus ha messo al centro l’utilizzo degli strumenti digitali e le modalità di lavoro smart. Il dato emerge da una ricerca molto interessante condotta dall’Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale di PA Social e Istituto Piepoli, secondo cui l’80% degli italiani considera molto utile l’utilizzo di social network e chat per comunicare con le istituzioni e ricevere informazioni e servizi. E’ sicuramente condivisibile quanto ha dichiarato Francesco Di Costanzo, Presidente di PA Social che :“l’emergenza ha acceso un faro enorme sul digitale, sugli strumenti di comunicazione e informazione come social e chat, sulle modalità di lavoro smart la necessità ha creato attenzione su tante tematiche che, purtroppo, non sempre sono state messe al centro dell’agenda e delle politiche del Paese”. Il futuro della comunicazione istituzionale, d’impresa e anche sociale è molto legato ai social network Facebook, Instagram, Twitter, LinkedIn, YouTube, TikTok o in chat come WhatsApp, Telegram, Messenger. Sono già diventati strumenti di lavoro e per acquisire o condividere conoscenza e informazione. Il dopo emergenza ci fa capire, come ha sostenuto Livio Gigliuto, direttore Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale e vice presidente Istituto Piepoli, come: il digitale è il protagonista di questa rivoluzione: sono proprio i meno giovani, I più “fragili” digitalmente, a volere adesso i certificati su WhatsApp, i sindaci in diretta Facebook. 9 italiani su 10 vogliono sopperire al futuro di distanziamento sociale con la rivoluzione digitale, che probabilmente sarà il primo vero cambiamento nelle nostre vite alla fine, speriamo presto, di questa fase di emergenza”. Certamente l’uso di questa tecnologia ha creato degli effetti che per quanto possano essere positivi hanno, e nascondono, qualcosa di incontrovertibile.

Cosa può essere incontrovertibile?

Il sociologo e giornalista bielorusso, Evgeny Morozov, uno dei più grandi esperti mondiali di nuove tecnologie, da oltre 10 anni sostiene che c’è un colpevole anche di quanto ci sta accadendo: “l’ideologia apparentemente post-ideologica del soluzionismo”. Chi adotta il soluzionismo utilizza misure, in teoria pragmatiche, ma che mantengono la macchina del capitalismo globale. “Oggi siamo tutti soluzionisti: il covid-19 sta allo stato soluzionista come l’11 settembre sta allo stato di sorveglianza. Tuttavia le minacce che pone alla democrazia sono più sottili, e quindi più insidiose. Si è molto parlato di come Cina, Corea del Sud e Singapore, con il loro approccio verticistico alla crisi del covid-19, abbiano usato applicazioni, droni e sensori per dire ai cittadini cosa possono e non possono fare. Gli autoproclamati difensori del capitalismo democratico in occidente, come prevedibile, si sono affrettate a rimproverarle. Una simile retorica non può che finire con una app-ificazione della politica”. Così l’emergenza sanitaria del secolo viene ridotta a discussioni “pragmatiche” sulla progettazione di erogatori di sapone e lavandini”.
Secondo Morozov esistono cittadini-consumatori, aziende e governi. “In mezzo non c’è molto altro: né sindacati, né associazioni di cittadini, né movimenti sociali, né istituzioni collettive tenute insieme da sentimenti di solidarietà”. Ma il soluzionismo apre ad un’altra pericolosa tendenza che stiamo vivendo. La tecnologia è stata la risposta dei Governi a Covid 19. La scienza al momento prova, sperimenta, attende, fa un passo avanti e uno indietro. In questo momento non ci siamo preoccupati e non possiamo preoccuparci della privacy perché a casa nostra stanno entrando persone che mai avremmo voluto far entrare.

Le infrastrutture digitali di cui tanto si parla hanno solo un consumo individualizzato, non c’è nulla che richiami ai concetti di solidarietà, libertà e umanità. Non abbiamo, certamente, bisogno di una società totalitaria fondata su controllo e sorveglianza diffusi

Quindi non c’è speranza. Lei è ottimista?

Io sono ottimista per natura. E non perdo mai la speranza perché ho fede. Ma c’è da chiedersi se, oltre il presente precario il futuro prossimo, figlio del soluzionismo e della teoria della sopravvivenza, a parte lavarci le mani avremo la possibilità di vivere la nostra vita, magari non come eravamo abituati, ma pensando che può esistere ancora la democrazia, la solidarietà e il senso di comunità. E’ questa la terza grande paura dopo Covid 19 e l’economia in crisi. Perché se l’Organizzazione Mondiale della Sanità ci dice che dovremo vivere con le mascherine e il Fondo Monetario Internazionale ci spiega che è la più grande recessione nella storia del mondo, sarà dura pensare ad un domani per i nostri figli non dico migliore ma almeno decente. E’ importante quello che si dice e quello che si comunica.
Per concludere. Secondo lei non si sta comunicando bene?
Già dribblare le fake news è diventato un esercizio quotidiano. Vuole che sia sincero? Secondo me c’è tanta confusione tra i cittadini. Ad esempio sull’app anti contagio non si capisce nulla. E mi fermo qui.


Francesco Pira, sociologo è professore di comunicazione e giornalismo presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina. Il Rettore, professor Salvatore Cuzzocrea, lo ha nominato Delegato alla Comunicazione dell’Ateneo peloritano.

E’ Coordinatore Didattico del Master in “Social Media Manager” . È visiting professor presso l’Università Re Juan Carlos di Madrid e Docente Erasmus presso l’Università di Wroclaw Polonia. E’ revisore delle prestigiose riviste scientifiche internazionali del Ministero della Giustizia della Repubblica di Polonia “Probacja” e di “Annales” dell’Università Marie Curie di Lublino.
Svolge attività di ricerca nell’ambito della sociologia dei processi culturali e comunicativi. Ha intrapreso una battaglia personale con il bullismo, il cyberbullismo, il sexting, le fake news e la violenza sulle donne. Su questi temi ha svolto ricerche e tenuto seminari in Italia e all’Estero per studenti, docenti e genitori. Il quotidiano Avvenire l’ha definito uno dei maggiori analisti italiani del fenomeno Fake News. Proprio sul proliferare delle fake news ha promosso un gruppo di ricerca a livello europeo lanciando la proposta al Congresso Internazionale della FES Federazione Spagnola di Sociologia. E’ Componente del Comitato Promotore e componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale di PA Social e Istituto Piepoli ed è Vice Presidente con delega alla Comunicazione dell'Osservatorio Professioni e Imprese 4.0 di Confassociazioni.

Saggista e giornalista è autore di numerosi articoli e pubblicazioni scientifiche. Columnist del quotidiano americano La Voce di New York.

0/Post a Comment/Comments

Nuova Vecchia